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Da Vedere

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Il turista, dopo aver ammirato la vastità dell'area archeologica prenestina, non indugi ad intraprendere un nuovo itinerario anche se di genere diverso. Da Palestrina, attraverso la SS Prenestina Nuova in direzione Roma, si proceda alla deviazione di via degli Olmi fino all'innesto con la SS Casilina e, sempre in direzione Roma, dopo circa 1 Km, si arriva al bivio di Carchitti.

Subito all'inizio della via provinciale, sulla scarpata sinistra, all'altezza di una curva, si potranno ammirare grandi querce che, anche se non di notevole vetustà, sono state caparbiamente volute salvare dal tracciato stradale per significare la tenacia nel lavoro e l'attaccamento dei carchittani alla tutela della natura ed alle belle tradizioni popolari. Poco più avanti, sempre a sinistra, si incontrano i ruderi di un'antichissima fortezza posta a tutela di un'antica via romana, resti della cui pavimentazione sono stati rinvenuti nelle vicinanze.

Da questa fortezza, detta localmente "La Torraccia", partono camminamenti sotterranei (oggi impraticabili) collegati alle analoghe strutture viciniori, di cui una ubicata in territorio del comune di San Cesareo, all'altezza dell'innesto della bretella autostradale per Fiano con l'autostrada Roma-Napoli.

Appena 50 metri più avanti, c'è l'ingresso dell'antica fattoria dei Principi Barberini, ancora oggi in attività solo nel settore avicolo.

Proprio in questa fattoria si sono svolte in passato le più importanti vicende contadine per un precario avventizio lavoro di tanti dei primi colonizzatori delle tere circostanti.

Oltrepassato il cavalcavia sull'A1 Roma-Napoli, si arriva al centro abitato di Carchitti, costituito, in questo primo tratto, da bellissime villette circondate da serre per la coltura delle fragole, da pescheti e noccioleti.

Proseguendo, sulla destra, è possibile visitare un antico mulino a macine in pietra gestito dalla famiglia Costantini. Quotidianamente, dal frumento e dal mais si ottengono calde e profumate farine. La farina di mais, unica nella zona, è richiestissima per poter gustare una squisita polenta condita con ragù di carne suina e imbiancata da piccante formaggio pecorino.

La moderna chiesa parrocchiale dedicata al Patrono San Francesco Saverio, è ubicata nei pressi dell'incrocio di via Vittorio Veneto, via di Mezzaselva e via Roma (quest'ultima a senso unico come una circonvallazione).

La costruzione della chiesa, avvenuta su progetto dell'architetto Pietro Giuseppe Tomassi, ricalca il perimetro di quella preesistente, rimasta gravemente danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale.

Essa, abbellita da artistiche vetrate colorate, è il vanto della popolazione di Carchitti poiché la sua realizzazione è avvenuta esclusivamente con volontarie elargizioni in manodopera e denaro da tutti i parrocchiani, sull'esempio dell'allora parroco Don Giuseppe Borgna, vero pioniere nell'opera di socializzazione tra i ragazzi e i giovani della frazione.

Al munifico sacerdote, quando ha lasciato la comunità carchittana per motivi di salute, è stato dedicato il piazzale con giardino antistante la chiesa.

Al lato del portale della stessa chiesa è posta una targa marmorea con la quale la cittadinanza ha voluto esternare un segno di gratitudine anche alle suore della congregazione francese San Carlo di Lione per la loro eccezionale e lunga opera educatrice svolta nei confronti dei bambini in età prescolare.

Nel mese di maggio, oltre ai numerosi balconi coperti dalla rigogliosa florescenza dei gerani, numerose siepi di rose rampicanti colorano di rosso vivo i lati della strada principale e di quelle laterali.

Il monumento ai caduti di tutte le guerre, eretto in stile moderno nel 1978 per volontà dell'allora direttivo della locale sezione dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, apre la via principale di Carchitti.

Ogni anno, nella ricorrenza del IV Novembre, intorno al monumento si raccoglie tutta la popolazione per assistere alla celebrazione della Santa Messa ed ai discorsi commemorativi. La giornata è sentita come una festa cittadina. Dai balconi e dalle terrazze sventolano numerosi vessilli tricolori facendo rivivere rari momenti di amor patrio.

Attraversando il centro cittadino, si nota subito un andirivieni di mezzi agricoli che, nei periodi di raccolta, trasportano enormi "torri" di cassette di fragole, di pesche o decine di sacchi contenenti saporitissime nocciole.

A proposito di nocciole, nel mese di settembre, negli spiazzi antistanti le case, si vedranno larghi teloni coperti da un consistente strato di "nocchie" esposte al sole per la naturale essiccazione.

Altro piacevole incontro potrà essere, in ogni tempo, quello di una massaia recante orgogliosamente sulla testa una tavola (detta in gergo paesano "spianatora") contenente fumanti pagnotte di pane appena sfornato e dal delicato profumo del gustosissimo "cotto al forno a legna".

Uscendo dal centro abitato di Carchitti, prima dell'immenso bosco ceduo di cascagno che si espande a destra fino a Rocca Priora ed a sinistra a Lariano, si può godere, in primavera, uno splendido panorama agreste multicolore in cui domina il rosa per i numerosi pescheti in fiore.

Qui, durante il raccolto delle fragole e delle pesche, alcune decine di contadini, davanti ai propri poderi, vendono i loro squisiti prodotti, freschi e profumati, ai numerosi passanti, che in breve diventano quotidiani acquirenti.

Il bosco, in autunno, con le prime piogge offre squisiti porcini ed altre specie micologiche commestibili.

Al limite superiore del bosco, e in località "Fosso della Mola" poco prima di lasciare il territorio di Carchitti e proseguire verso i Castelli Romani attraverso l'omonimo parco naturalistico,si voglia sostare l'autovettura su un'apposita piazzola per ammirare, a destra, un ambiente collinare formatosi con le diverse stratificazioni dei materiali eruttati dai crateri vulcanici in attività nei tempi remoti nella vicinissima zona dei Pratoni del Vivaro e negli alvei degli attuali laghi di Albano e di Nemi.

Finisce così l'itinerario agrituristico da noi proposto, certi di aver fornito se non altro, un'alternativa per trascorrere una giornata all'aria aperta, in mezzo a gente semplice ma capace di offrire con orgoglio i prodotti genuini della sua terra, quale unica soddisfazione appagante le tante fatiche che specialmente oggi occorre affrontare per superare le varie avversità dell'agricoltura.

 

 

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